nove

009 alessandro torisi

Se l’ape divora il nettare non riesce a portarlo da un fiore all’altro.
De Mello

È la dinamica stessa della vita a insegnarci che l’altro non può mai diventare nostra proprietà.

Spesso le relazioni si spengono e muoiono perché cerchiamo avidamente di afferrare l’altro. Ma proprio il tentativo di possedere finisce col distruggere, come il Re Mida che non riesce mai a mangiare perché tutto ciò che tocca diventa oro.

Riusciamo a vivere la relazione solo nel momento in cui accettiamo che l’altro è un dono e non una proprietà. L’altro non mi appartiene mai.

È una dinamica certamente faticosa, perché ci chiede di uscire dai nostri deliri di onnipotenza, abbandonando i pensieri magici che ci accompagnano fin dall’infanzia, quando cercavamo di trasformare la realtà con il pensiero.

Proprio perché è una dinamica difficile da accogliere, Gesù educa fin dall’inizio i suoi discepoli a questa libertà: ascendere vuol dire separarsi, senza abbandonare o dimenticare.

Gesù chiede ai suoi discepoli un cuore libero per entrare in un modo più maturo di vivere la relazione. A Maria di Magdala, Gesù chiede di non trattenerlo, di non fermarsi cioè nella sua idea di relazione che è ancora animata dal desiderio del possesso.

Gesù è il dono per eccellenza, colui che, venuto dal Padre, torna al Padre. È la dinamica di ogni dono che caratterizza la nostra vita: continuamente riceviamo la vita con le sue bellezze, con le persone, gli affetti, con gli istanti che uno dopo l’altro ci vengono regalati. Eppure, di tutto questo non possiamo trattenere nulla.

Siamo creati per stare dentro un dono continuo. Siamo immersi nell’amore che non ammette padroni.

Sappiamo bene dalla nostra esperienza che le relazioni si spengono e muoiono quando cerchiamo la perfezione.

Ogni volta che vogliamo fare di una relazione il prodotto dell’idea perfetta che abbiamo in testa, quello è il preludio della crisi.

L’amore è possibile solo nell’imperfezione. Solo la mancanza è generativa. La perfezione diventa stasi: il nostro corpo vive perché è mosso continuamente dal bisogno, cioè dalla mancanza di qualcosa. Il corpo raggiunge l’equilibrio solo quando muore.

GAETANO PICCOLO

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