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008 anna catanesi

Niklas Luhmann (1927-1998) pace all’anima sua, fu uno di quei casi esemplari in cui ad una raffinata elaborazione mentale non fece purtroppo riscontro una uguale raffinatezza nell’esprimerla.

Anzi ad essa corrispose una sorprendente goffaggine di scrittura.

Per sopperire a questa inettitudine scritturale, infatti, il professore tedesco torturò fino all’inverosimile un vocabolario rudimentale nel tentativo di fargli confessare ciò che non poteva.

Per mettersi in salvo, la sua martoriata prosa, così brutalizzata, mise in atto una sintassi tale da scoraggiare perfino chi vi si accosti con vero spirito di sacrificio e indomita volontà missionaria.

Lui, impassibile e metodico come solo i prussiani sanno essere, si dedicò per tutta la vita alla preparazione di quelle micidiali ricette con la medesima, disperata acribia di un cuoco che spalmi il burro con uno stecchino.

Leggerlo è perciò un esercizio spaventoso.

Tuttavia non è escluso, per chi riesca a superarne il trauma, che questa esperienza, per quanto dolorosamente, si riveli, infine, proficua.

E’ proprio Luhmann, per esempio, che ha spiegato (si fa per dire…) come “Potere” e “Coercizione” non si sovrappongano. Anzi. Come essi stiano, tra loro, in rapporto inversamente proporzionale. Quanto maggiore è il potere esercitato, tanto minore la coercizione cui è necessario far ricorso.

Mentre la coercizione riduce la facoltà di scelta di chi la subisce imponendogli un percorso univoco, il potere consiste nella disposizione di una serie di alternative preconfigurate che, lasciando a chi pratica la scelta una libertà illusoria, ne convogliano il movimento verso esiti prevedibili e comunque tali da non mettere mai in questione lo status quo.

Nella organizzazione delle democrazie occidentali questa forma si offre in modo esemplare. Il momento della sua massima autocelebrazione, è quello del rituale elettorale. Qui essa può venire contemplata in tutta la sua formidabile potenza.

Il cittadino si reca alle urne liberamente e liberamente effettua la sua scelta tra alternative ufficialmente presentate come incompatibili e, ciascuna, a suo modo succulenta.

Cosa sceglierà? E chi può dirlo…neppure i poveri sondaggisti ci azzeccano!

Ma nessun sondaggio è necessario per affermare con certezza matematica che qualunque cosa scelga l’elettore, sarà sempre e comunque ciò che il sistema ha predisposto che scegliesse. Ciò che deve essere scelto verrà dunque immancabilmente scelto e nei modi in cui deve esserlo. Così il potere costruisce la sua invulnerabilità nei sistemi ad alta complessità sociale. La “libera” scelta del sottoposto risulta sempre formalmente essenziale nella misura in cui, ugualmente essenziale, è che essa rimanga essenzialmente inefficace.

In questo modo, proprio grazie a quella liturgia elettorale che dovrebbe ogni volta rimetterlo in discussione, il sistema di potere perpetua se stesso e diventa più forte.

UGO ROSA

http://www.glistatigenerali.com/istituzioni-ue_scienze-sociali/vocabolarietto-portatile-11-potere/

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